“Il segno dell’onda”: Moya 2010 – 1910″
Dopo il successo dei precedenti volumi dedicati rispettivamente a Carlo Sciarrelli, Architetto del mare e Tino Straulino, Signore del mare, continua la serie dei volumi che Comunicarte dedica alle “Carte di mare” (questo il nome della collana): nel 2010 si compie il centenario di Moya, antico yacht in legno, fabbricato sulla costa inglese e che ha il suo porto oggi a Trieste. Piero Tassinari e Paolo Rumiz ne ripercorrono a ritroso la storia nel volume Il Segno dell’Onda. Moya 2010-1910. Il libro riprende i viaggi di quest’imbarcazione straordinaria in un percorso geografico e temporale a ritroso, dall’Egeo fino alle coste della Morecambe Bay, dove l’autore si perde nella contemplazione dei resti del famoso cantiere di William Crossfield che la varò nel 1910. È ricco di dettagli, dalle tecniche di costruzione alla composizione della società inglese di inizio secolo, alle ricette dei cibi cucinati e consumati a bordo, ai documenti usati nella ricostruzione della storia della barca, ma è soprattutto un libro di viaggio, un personale itinerario a ritroso nella storia per rispondere ad un’unica domanda: qual è il senso, etico ed estetico, di possedere e navigare, oggi, una barca del genere? Lungo questo viaggio affiorano documenti meravigliosi: fotografie d’epoca, diari di bordo, lettere dei proprietari precedenti, nonché gli incontri in carne ed ossa con i protagonisti di una stagione passata della vela da diporto.
Grazie all’accurato e appassionato lavoro di ricerca di Piero Tassinari tra dati tecnici e riflessioni intime, attraverso la comunicazione visiva delle immagini d’epoca, fino all’analisi degli arredi, della società del mondo di pescatori e turisti balneari in cui nasce, della progettazione e dei diversi restauri di cui è stata oggetto, l’illustrazione dello storico yacht propone molti possibili livelli di lettura. Notevole anche la documentazione storica: le foto ritraggono cantieri, regate e crociere, pubblicità delle attrezzature, linee e piani velici, tra cui i rilievi eseguiti da Carlo Sciarrelli in occasione del restauro del ’93, e dettagli d’arredo interno – per i quali Moya era nota. Paolo Rumiz, scrittore, viaggiatore di bicicletta e di barche inframmezza il testo del libro con suggestioni, visioni e considerazioni, testimoniando
quanto la barca sia in realtà uno strumento per i viaggiatori della mente.
A riprova del valore storico delle ricerche, lo scorso 5 settembre 2010, presso la sede del Cantiere Valdettaro (Portovenere, La Spezia), l’armatore di Moya, Gaetano Terrin, è stato premiato come armatore proponente la migliore documentazione storica della propria barca (Premio Mopi).
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