Appartengono tutti alla minoranza slovena e all’Associazione Kons Rado Jagodic, Stefan Turk e Ivan Zerjal, presenti da oggi alla Galleria Cartesius (inaugurazione alle 18.30) con sette opere a testa, realizzate negli ultimi anni e fortemente rappresentative della loro sperimentazione. Nati tutti nella prima metà degli anni settanta, i tre artisti hanno approfondito la propria ricerca secondo l’itinerario a ciascuno più affine: Jagodic si è formato all’Istituto Superiore per le Industrie Artistiche di Urbino (dove si è diplomato in progettazione grafica) e frequentando i corsi di ceramica di Ondina Brunetti, quelli di Figura tenuti da Nino Perizi, altri di raku e vari simposi nel nord-est europeo. Oggi è attivo, oltre che come pittore, anche come ceramista, incisore e grafico pubblicitario ed editoriale, mostrandosi capace di un elegante e incisiva sintesi formale e cromatica. Stefan Turk, ha seguito invece un’indirizzo più speculativo, laureandosi in Storia dell’arte all’Università di Trieste, frequentando i corsi di Perizi e quelli d’illustrazione tenuti alla famosa scuola di Sarmede (Treviso) dal croato Svetlan Junakovic. Pittore, disegnatore e grafico, collabora come illustratore alle riviste Galeb, Ciciban e Mavrica, scrive di arte e opera come pedagogo. In mostra è presente con una serie di tecniche miste su carta appartenenti al ciclo delle “Porte”, tema fortemente simbolico, di valenza fantastica e filosofica, esplicitato dall’autore attraverso la preziosità del segno e l’accentuata sensibilità per il colore.
Se Jagodic e Turk operano a Trieste, Zerial, che appartiene a una famiglia di artisti, è invece attivo soprattutto nella sua città, Gorizia, dove insegna. Laureato in Storia dell’arte, per il cui insegnamento all’Università veneziana di Ca’ Foscari ha conseguito di recente la specializzazione, e dottorando in Filosofia e Teoria della cultura visiva all’Università del Litorale di Capodistria, è presente in mostra con una serie di interessanti opere pittoriche su acetato, le quali rappresentano solo una parte della sua poetica, altrimenti esplicitata attraverso significative installazioni.
Marianna Accerboni


