21:05 - giovedì 17 maggio 2012

“PREMIO AMIDEI” 2010 VA A FATIH AKIN E ADAM BOUSDOUKOS PER IL FILM SOUL KITCHEN



Il Premio Internazionale per la Miglior Sceneggiatura Sergio Amidei 2010 va a Fatih Akin e Adam Bousdoukos per il film Soul Kitchen con la seguente motivazione: “il premio viene attribuito a un film che riesce a conciliare una scrittura spassosa con uno sguardo mai banale sull’Europa contemporanea. “Soul Kitchen” narra una società multi etnica e in rapida trasformazione sotto la superficie di una girandola di personaggi e avvenimenti rappresentati con grande arguzia e spirito di osservazione”.

A ritirare il premio, questa sera alle ore 21 al Parco Coronini Cronberg di Gorizia, Flaminio Zadra, coproduttore del film assieme a Fabienne Vonier, Alberto Fanni e Paolo Colombo.

Selezionato dalla giuria composta da Marco Risi, Suso Cecchi D’Amico e Francesco Bruni, dai registi Franco Giraldi, Giuseppe Piccioni, Ettore Scola e Mario Monicelli, dall’attrice Giovanna Ralli e dalla produttrice Silvia D’Amico, Soul Kitchen , il film di Akin si è conteso il premio con altre interessanti pellicole dell’ultima stagione cinematografica quali Cosmonauta per la regia di Susanna Nicchiarelli, Happy Family di Gabriele Salvatores, Mine vaganti di Ferzan Ozpetek, Perdona e dimentica di Todd Solondz, La prima cosa bella di Paolo Virzì, Welcome di Philipe Loiret, L’uomo che verrà di Giorgio Diritti e La nostra vita di Daniele Luchetti.
In gara anche Dieci inverni di Valerio Mieli al quale è andato il Premio Opera Prima 2010.

Dopo la cerimonia di premiazione verrà proiettata la pellicola vincitrice, commedia nella quale il percorso di emancipazione sociale e di ricerca delle origini viene raccontato attraverso il cibo, la musica l’elogio dell’edonismo.
Soul Kitchen, già vincitore del Premio Speciale della Giuria alla 66° Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia vede come protagonista Zinos, un cuoco di origine greca che gestisce un infimo ristorante denominato Soul Kitchen ad Amburgo. La clientela abituale sono i rozzi abitanti della periferia, interessati solo a tracannare birra e ingurgitare piatti surgelati o preconfezionati. Dentro e fuori dal Soul Kitchen ruota tutto il microuniverso di Zinos e relativi problemi. Un’ernia al disco improvvisa impone a Zinos delle sedute di fisioterapia e gli inibisce l’uso cucina, entra così in scena un nuovo cuoco esperto di haute cuisine che, dopo uno scetticismo iniziale, trasforma il ristorante in un locale in voga dove il buon cibo si mescola alla musica soul.

Si ricorda infine domani, domenica 1 agosto alle 21 al Parco Coronini, l’evento speciale che chiuderà definitivamente la 29° edizione del Premio Amidei, la proiezione del fuori concorso Il concerto di Radu Mihaileanu.
Il film illustra la persecuzione subita da ebrei e rom all’epoca dello stalinismo attraverso una narrazione intelligente e a tratti divertente.
Andreï Filipov è un direttore d’orchestra deposto dalla politica di Brežnev e derubato della musica e della bacchetta. Rifiutatosi di licenziare la sua orchestra, composta principalmente da musicisti ebrei, è costretto da trent’anni a spolverare e a lucidare la scrivania del nuovo e ottuso direttore del Bolshoi. Un fax indirizzato alla direzione del teatro è destinato a cambiare il corso della sua esistenza. È un film importante Il concerto perché racconta una storia ancora oggi sconosciuta, la condizione esistenziale degli ebrei che vissero per quarant’anni nel totalitarismo. Andreï Filipov e i suoi orchestrali sono idealmente prossimi agli artisti che durante il regime di Brežnev si macchiarono dell’onta infamante del dissenso e furono cacciati dal paese o dai luoghi dove esercitavano la loro arte con l’accusa di aver commesso atti antisovietici. Costretti a vivere (e a morire) nei campi di lavoro della dittatura brezneviana o additati di fronte al mondo e al loro Paese come parassiti sociali, i protagonisti del film riposero gli strumenti per trent’anni e ripiegarono su esistenze dimesse e mestieri svariati: facchini, commessi, uomini delle pulizie, conducenti di autoambulanza, doppiatori di hard movie. Il regista rumeno li sorprende in quella vita (ri)arrangiata e offre loro l’occasione del riscatto artistico e della reintegrazione nel loro ruolo.

Filed in: clubradio

Non è possibile commentare.