2:25 - domenica 12 febbraio 2012

FRATTINI A TRIESTE, 5 LEZIONI DA POLITICA ESTERA ITALIANA

Sono cinque gli elementi di quella che si può definire una “dottrina italiana” nella gestione delle crisi internazionali: li ha elencati ieri a Trieste il ministro degli Esteri, Franco Frattini, nel corso di una “lectio magistralis” all’Università. Durante l’incontro, organizzato dall’Ateneo assieme al quotidiano ‘Il Piccolo”, Frattini ha indicato alcune linee di tendenza finalizzate alla risoluzione delle “nuove crisi” che pongono sfide alla pace e alla sicurezza. Per Frattini, innanzitutto “il multilateralismo è il metodo imprescindibile per un’efficace ‘governance’ delle aree di crisi, lo strumento per responsabilizzare e coinvolgere tutti nella ricerca di soluzioni comuni a problemi comuni. Le Nazioni Unite hanno un ruolo fondamentale, in sinergia con le altre organizzazioni internazionali e regionali”. Serve però, ha aggiunto, “ricomporre le varie dimensioni di una crisi in una visione d’insieme, combinando interventi militari, cooperazione politica, ricostruzione civile, consolidamento istituzionale e sviluppo economico”. La terza “lezione” riguarda invece l’”approccio regionale” per le missioni di pace. “Dobbiamo responsabilizzare – ha sottolineato Frattini – tutti gli attori che hanno precisi interessi nel contesto geo-strategico nel quale la crisi si sviluppa”. Il ministro ha quindi indicato l’esigenza “non di definire una ‘exit strategy’ per le missioni”, ma di “ragionare, come stiamo facendo per l’Afghanistan, in termini di ‘transition strategy’, per il passaggio di responsabilità dalla comunità internazionale a quelle delle autorità nazionali”. Infine, Frattini ha invitato a “ripensare le missioni di pace delle Nazioni Unite. Il ruolo dell’Italia – ha sottolineato – è significativo perché il nostro Paese beneficia di una straordinaria credibilità nel settore del peace-keeping delle Nazioni Unite. Ma serve un più articolato cammino di ‘peace-building’, di costruzione attiva di una pace sostenibile, nella sicurezza, nello sviluppo e nel rispetto – ha concluso – dei diritti fondamentali della persona”.

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