L’Assessore alle Politiche attive del Lavoro Adele Pino ha presenziato oggi, giovedì 4 marzo, ai lavori della Commissione Provinciale Lavoro. Oltre ai dati relativi al 2009 sugli indicatori di crisi (cassa integrazione, avviamenti/cessazioni, mobilità) presentati dall’Agenzia regionale del Lavoro, per effettuare un’analisi più compiuta della situazione di crisi a livello locale, la Provincia di Trieste ha monitorato per il secondo anno consecutivo l’andamento quantitativo dei servizi per l’impiego erogati sia sul versante delle imprese sia su quello dei cittadini in cerca di occupazione.
L’analisi è molto significativa: a Trieste il 2009 è l’anno vero della crisi dal punto di vista delle ricadute occupazionali mentre, nel resto del Friuli Venezia Giulia, la crisi si è fatta sentire già a partire dalla seconda metà del 2008.
Rispetto al 2008 c’è stato un aumento sensibile degli iscritti in lista di mobilità (+ 35% ) con una percentuale maggiore della mobilità non indennizzata (+ 52,6%) quale conseguenza di un tessuto produttivo dove prevale la piccola, se non la piccolissima impresa (L. 236 non indenn. L. 223 indenn.).
Per quanto riguarda la Cig, a parte una lieve impennata nel mese di febbraio 2008, il dato si è mantenuto basso per tutto il 2008, cominciando a crescere leggermente solo verso la fine dell’anno. Le ore di Cig hanno raggiunto punte più elevate nei mesi di maggio e giugno 2009 (141.102) continuando a salire fino al picco delle 163.927 ore di ottobre 2009. Nella provincia di Trieste, la variazione della Cig in crescita totale è stata quasi del 190% , concentrandosi tuttavia su quella ordinaria. Questo dato non va letto in termini negativi in quanto la crescita maggiore della Cassa integrazione guadagni ordinaria rispetto a quella straorinaria, che invece prevale nel resto della Regione, favorisce il mantenimento del rapporto di lavoro rispetto alla risoluzione dello stesso quuale conseguenza automatica della CIGS: 162,5% di lavoratori espulsi dal mercato a livello regionale contro l’83,4% in provincia di Trieste.
Da un lato nella Provincia di Trieste, abbiamo segni di tenuta rispetto alla crisi, dovuta anche al tipico tessuto occupazionale della nostra città che vede oltre l’80% dei lavoratori inseriti nel settore dei servizi e della pubblica amministrazione, dall’altro però, analizzando più approfonditamente il dato degli avviamenti, preoccupa il forte calo dei contratti a tempo indeterminato che sono passati dagli 11.564 del 2007 ai 9.905 del 2008 per arrivare ai 6.417 del 2009. In un triennio sono stati persi 5147 contratti a tempo indeterminato., Un declino sensibile (-38,1%), dunque, che indica un futuro occupazionale incerto per la nostra provincia e preoccupante soprattutto per i giovani che hanno sempre più difficoltà ad inserirsi nel mercato del lavoro: a gennaio 2010 il tasso di disoccupazione giovanile a raggiunto il 29,9% (dati istat, gennaio 2010) e le assunzioni a tempo indeterminato sono ormai, tra i nuovi avviamenti un fatto quasi marginale. Il tessuto produttivo locale, più a dover affrontare una crisi, si trova oggi ha dover fare i conti con il proprio declino che rischia di raggiungere punte di non ritorno.
“I giovani costituiscono il nostro patrimonio sociale. Dobbiamo avere la capacità di salvaguardarlo per garantire sviluppo e progresso a questo territorio” ha dichiarato l’assessore Adele Pino.
Per questo è necessario mettere in campo azioni strategiche condivise che consentano da un lato di affrontare i nodi che impediscono lo sviluppo e dall’altro individuare le filiere produttive che possono consentire un rilancio anche occupazionale.
Anche i dati relativi ai servizi in materia di lavoro messi a disposizione dalla Provincia confermano la situazione di crisi occupazionale se confrontati con i dati del 2008.
Gli ingressi al Centro per l’impiego nel 2009 sono stati 9.429 senza discostarsi molto dal dato del 2008 che comprendeva anche i beneficiari del reddito di cittadinanza. I patti di servizio stipulati, cioè i soggetti che hanno beneficiato delle attività di incrocio domanda/offerta nel 2009 sono stati 5.876, di cui l’80% italiani, circa il 15% extra comunitari e solo il 4% neo comunitari.
Un indicatore del livello di stagnazione del mercato del lavoro in provincia di Trieste è rappresentato dal dimezzamento delle aziende che si sono rivolte ai servizi del Cpi per l’attività di incrocio domanda/offerta di lavoro ( 346 nel 2009 contro le 807 del 2008) e di quelle che hanno richiesto di beneficiare degli incentivi per le assunzioni e le stabilizzazioni ai sensi dei regolamenti regionali (319 nel 2009 contro le 728 del 2008).
Per compensare le ricadute occupazionali della crisi, negli ultimi due anni il CPI ha sperimentato forme diversificate di intervento su target specifici o comunque definiti: area svantaggio; area disabilità; area disoccupazione; area stranieri. Nel 2009, con fondi propri della Provincia, sono state attivate 60 borse lavoro (contro le 40 del 2008) e 266 tirocini, di cui 76 con costo a carico della Provincia (rispetto i 147 del 2008).