E’ deceduta venerdì , al Civico Aquario Marino di Trieste, Pulcinella, pinguino femmina di 14 anni e ultimo della lunga serie di questi animali che via via avevano trovato casa all’Aquario delle Rive, attrazione da sempre per i visitatori ma soprattutto per i bambini.
Pulcinella era nata il 3 marzo 1996 da Zigo e Zago, i due pinguini donati all’Aquario comunale dal Lloyd Triestino di Navigazione il 9 giugno 1986, dopo la morte (nel 1984) del loro famoso predecessore, il pinguino Marco. Il loro figlio precedente, Domino, venne invece al mondo l’11 agosto 1989 e morì, a 11 anni, il 7 novembre 2000.
Le cause della morte di Pulcinella saranno stabilite da un’autopsia veterinaria, tuttavia si sospetta una crisi renale subentrata con l’invecchiamento e acutizzatasi nel periodo di digiuno che accompagna la muta di fine inverno di questi animali.
Non sarà semplice ora trovare a breve nuovi pinguini che vengano ad accasarsi nel nostro Aquario continuando la lunga tradizione dei predecessori.
In merito va osservato infatti che i pinguini che dal 1953 si sono susseguiti nella struttura scientifico-museale delle Rive non sono mai stati acquistati di proposito, nell’intento di farli vivere in cattività in Aquario. Tutti sono stati frutto di donazioni da parte di privati, del Governo Sudafricano, oppure felicemente nati in cattività all’Aquario stesso.
Oggi però in Sudafrica i pinguini della specie in questione (Spheniscus demersus) sono purtroppo gravemente minacciati da un insieme di fattori quali il surriscaldamento, l’inquinamento, l’esaurimento delle riserve di pesca, il turismo balneare, tanto che nel corso dell’ultimo secolo si sono drasticamente ridotti, passando da oltre 1 milione e mezzo a meno di 60.000 ! E’ stata di conseguenza disposta la tutela della specie ed è pertanto molto difficile che il Governo Sudafricano acconsenta a una nuova donazione.
E d’altronde neanche il Servizio Musei Scientifici del Comune di Trieste intende recludere degli animali protetti e ormai rari. Per cui le soluzioni potrebbero essere o quella di riuscire a individuare eventuali altri esemplari di “Spheniscus demersus” nati in cattività e perciò non liberabili in natura – tenendo però presente l’opportunità di trovarne a questo punto almeno un minimo di due, meglio se quattro, per non farli vivere in solitudine – o di ricorrere invece a specie simili ma non così rare e minacciate, come potrebbe essere ad esempio il pinguino sudamericano della Terra del Fuoco, che però, abituato a climi molto più freddi rispetto al “cugino” sudafricano, necessiterebbe, come indicato anche da veterinari esperti e biologi marini, la messa in opera di radicali cambiamenti nella sala centrale dell’Aquario e complessi interventi di climatizzazione della vasca che l’ospiterebbe, facendo “virare” tutto l’ambiente verso atmosfere decisamente più gelide delle attuali.
Ufficio stampa Comune Trieste