Si è conclusa con il concerto di domenica scorsa a Mariano del Friuli l’undicesima edizione dell’interessante Festival “Nei Suoni dei Luoghi”, che con ben 92 concerti in Friuli – Venezia Giulia, Slovenia, Croazia, Bosnia Herzegovina, Serbia e Albania ha coinvolto oltre 300 musicisti con un sempre crescente successo di pubblico, presente con una media di 200 spettatori a concerto.
Quest’anno poi il Presidente Napolitano ha voluto conferire al Festival, organizzato dall’Associazione Progetto Musica di Monfalcone con la promozione della Regione ed il supporto della Provincia di Gorizia e della Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia, la Medaglia della Presidenza della Repubblica per la qualità delle scelte artistiche e delle relazioni istituzionali ed umane costruite negli anni.
Per quanto riguarda il concerto di domenica, svoltosi nella bella Chiesa barocca dei SS. Maria e Zenone, si sono esibite due formazioni di Quartetto d’Archi, il Quartetto Maffei ed il Quartetto Arion che si sono uniti per l’occasione nel Doppio Quartetto in re minore op. 65 di Louis Spohr e nel celebre Ottetto di Mendelssohn.
Il Quartetto Maffei si è formato nel 2000, e da quattro anni propone una stagione al Foyer del Teatro Nuovo di Verona; ha collaborato con Bruno Canino, Giuliano Carmignola e Natalia Gutman in concerti in Europa, America Latina e Medio Oriente. Il Quartetto Arion invece, fondatosi nel 1987, ha studiato con il celeberrimo Quartetto Amadeus a Città di Castello e all’Hochschule di Colonia, esibendosi in Italia, Germania, Svizzera, Croazia e Belgio.
L’esecuzione del Doppio Quartetto del compositore, violinista e direttore d’orchestra tedesco Louis Spohr (1784-1859) è stata purtroppo funestata da gravi problemi d’intonazione in entrambi gli ensemble, problemi forse causati da un’insufficiente numero di prove. Peccato, perché l’interessante struttura del Doppio Quartetto, a quartetti contrapposti con un effetto stereofonico ante litteram, meritava una migliore occasione d’ascolto.
Fortunatamente di tutt’altro livello l’interpretazione dell’Ottetto di Mendelssohn, priva di qualsiasi problema tecnico, ed anzi meritevole da vari punti di vista per la musicalità, l’energia e la cantabilità impressa a questa famosa pagina dai due Quartetti. Numerosi sono stati i bei momenti musicali che hanno fatto ben apprezzare al numerosissimo pubblico che ha affollato la Chiesa la bellezza di questa composizione di un Mendelssohn appena sedicenne. Lunghi gli applausi finali per gli artisti, a degna conclusione di questo Festival in continua crescita.
Alberto Godas 