Continua la guerra televisiva Sky-RAI. Fino a questo momento credo che il vero perdente sia il telespettatore. Alla faccia del decoder unico previsto da tanto di legge. Nessuno infatti si interessa al modo per agevolare il cittadino dalla fruizione dei canali televisivi. Sky con il decoder chiuso. In pratica l’abbonato vede quello che Sky vuole far vedere. La RAI con la nuova piattaforma Tivù SAT che non è in chiaro come ampiamente pubblicizzato ma in gran parte criptata. Per vedere tutti i canali bisogna avere la tesserina che non viene distribuita a tutti gli abbonati (cosa che dovrebbe essere fatta gratuitamente). La si può avere solo acquistando un decoder che ancora è difficile da reperire nei negozi. Chissà poi per quale strano motivo, i decoder reperibili sono solo quelli più cari (mediamente 160 euro). Negli ultimi giorni inoltre coloro che hanno acquistato tali decoder hanno avuto problemi ad attivare la tessere al call center di Tivù Sat per non si sa quale problema tecnico. Insomma è caos completo. Per ricapitolare un utente che non è raggiunto dal segnale analogico e digitale terrestre, oltre a pagare il canone RAI che supera i 100 euro, deve fornirsi del ricevitore satellitare e attivare la tessera. La spesa a famiglia per un solo televisore è quindi, allo stato attuale, di circa 250 euro. Complimenti a chi ha organizzato tutto questo. Un discorso a parte va fatto per i canali RAI SAT che erano presenti sulla piattaforma SKY. Al di là della consistenza dei palinsesti, che oserei definire risibile (repliche su repliche dei canali generalisti), va aggiunto il totale ridimensionamento proprio della proposta in chiave numerica di tali canali.
Perso RAI SAT Gambero rosso (passato a Sky), chiuso RAI SAT Smash, RAI SAT Extra senza il David Letterman Show (Passato a SkyUno) e con RAI SAT Cinema impoverito dal punto di vista delle pellicole in gran parte di secondo livello. Una situazione drammatica se si pensa che questi canali sono ora visibili in digitale terrestre solo in Sardegna, contro i 6-7 milioni di spettatori potenziali al tempo della piattaforma Sky.
Già, Sky, che ha orgogliosamente annunciato al momento della scissione dalla RAI, 10 nuovi canali. Un annuncio quanto mai gonfiato, visto che la maggior parte sono la copia +1 (quelli che ripropongono un’ora dopo lo stesso palinsesto) di canali esistenti. Inoltre annunciato in pompa magna Sky cinema Italia che non fa altro che riproporre le solite vecchie pellicole eredidate da Sky Cinema Classics, senza aggiungere altro. Un canale di vecchie telenovelas, uno di sola musica latina (particolarmente di nicchia) e un ennesimo canale per bambini in età prescolare a completare il quadro. Come dire…..abbiamo partorito un topolino.
Sky inoltre continua a percorrere la strada dei canali in Alta definizione e formato 16.9 sapendo che la maggior parte degli italiani continua ad avere il caro vecchio tubo catodico con formato 4:3. Insomma una rivoluzione tecnologica che non va di pari passo con la velocità degli utenti e soprattutto, in tempo di crisi , delle tasche degli stessi.
Credo che nei prossimi mesi, che saranno fondamentali per il passaggio al digitale terrestre, il governo dovrà fare molta attenzione alle istanze dei cittadini e delle associazioni dei consumatori che sono sul piede di guerra, intervenendo anche pesantemente pur di disciplinare e riorganizzare l’intero sistema a favore della tranquillità economica e della pluralità di informazione dei telespettatori italiani.
Graziano D’Andrea