17:02 - domenica 12 febbraio 2012

L’ESPOSIZIONE FILI FATALI DI CLAUDIO MASSINI IN SETTE CIVICI MUSEI DI STORIA E ARTE DELLA CITTA’ DI TRIESTE

Museo SartorioSaranno le note musicali dell’Accademia Musicale-Culturale Harmonia di Cividale del Friuli diretta da Giuseppe Schiff ad inaugurare sabato 25 luglio 2009, alle ore 20.00, al Civico Museo Sartorio di Largo Papa Giovanni XXIII, 1 “Fili fatali”, l’articolato progetto espositivo dedicato al pittore Claudio Massini disseminato in sette prestigiosi spazi museali della città di Trieste: Museo Sartorio, Castello di San Giusto, Museo di Storia ed Arte, Museo Teatrale “Carlo Schmidl”, Museo d’Arte Orientale, Museo Morpurgo e Museo del Mare.

Organizzata dall’Associazione Juliet in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Trieste e con la Direzione Area Cultura Civici Musei di Storia e Arte, la grande mostra celebrativa è stata realizzata con il fondamentale sostegno di Lambda Scientifica srl e C.T.S. ed è curata da Roberto Vidali e Gary Lee Dove.

“Fili fatali” si compone di un insieme di tele volutamente dedicate agli ambienti e alle memorie dell’ infanzia di Massini, napoletano d’origine ma trasferitosi presto a Trieste dove vive sino all’età di diciotto anni studiando decorazione pittorica all’Istituto Statale d’Arte “Enrico ed Umberto Nordio” sotto il magistero di Riccardo Bastianutto, Ugo Carà e Dino Predonzani. E’ grazie a questo percorso di studi tradizionali che il pittore acquisisce conoscenze che ritornano in un percorso espressivo interamente votato al culto della bellezza e della preziosità della superficie cromatica, entrambe coniugate secondo un sentire contemporaneo.

Ed è alla realtà triestina che le tele dipinte a tecnica mista con rilievi e incisioni si rivolgono, grazie all’allusione di alcuni titoli e di alcuni soggetti facilmente riconoscibili: stelle, fiori, calici, architetture, chicchi di caffè. In questi dipinti troviamo fissata una realtà carezzevole e istigatrice al sentimento del lusso e della voluttà, grazie alla preziosità del pigmento che è ricollegabile all’antica pittura di tradizione medioevale e presente ancora nella delicata preziosità coloristica ed espressiva dei rilievi quattrocenteschi di Carlo Crivelli. Una luce uniforme, falsificatrice, investe le cose raffigurate, quasi immobilizzandole e stendendole sul lettino dello psicanalista per poi espandersi e abbracciare orizzonti lontani: disegna l’oscillazione di un mondo orientale che si ricongiunge con quello occidentale e si trasforma in una luce moderna che incontra, nella gustosità tattile dei materiali, quella antica.

Il primo moto dell’animo che si avverte, come impulsivo e irrefrenabile, nell’avvicinare l’opera di Massini è quello di sfiorare con il palmo della mano la tela dipinta per saggiarne le diverse temperature dei materiali impiegati, la loro rugosità, la preziosità, l’accuratezza delle finiture.

Tale è lo stupore e la sorpresa che si prova di fronte a queste alchimie pittoriche che, ci pare lecito pensare a un’opera di antica fattura, quasi a un effetto rocaille, mentre, all’opposto, il senso forte della vita, seppure meno avvertibile, è dato proprio dalla fede in una visione gremita di sensi.
Siamo dentro una spontanea e genuina esuberanza espressiva; un’esuberanza che vuole meravigliare, accantonando la centralità del corpo umano, catturare, alimentando l’idea di una vita iperdecorata, colpire con forza grazie a una tecnica particolarissima e ingannevole. Ma, al di là di ogni squisito appiglio tecnico, è sostanziale il richiamo indiretto alla testimonianza di artisti di somma levatura: da David (per la compostezza ed eleganza delle sue narrazioni) a Matisse (a causa della fede in un esasperato decorativismo), da Picasso (per una inesausta cavalcata su segni linguistici e materici) a Duchamp (in virtù dell’aspetto intellettualistico e ideologico dell’intero suo lavoro).
Negli anni del relativismo morale e ideologico (ampiamente testimoniati dalla leggerezza volatile di tante opere divulgate da un mercato ufficiale ancorché monocorde), la durezza strutturata di Claudio Massini pretende di fare da argine, fondando, in nome della complessità, una nuova scuola del pensiero figurativo a cui far corrispondere un rigoroso impianto di costruzione formale.
A corredo dell’esposizione verrà pubblicato un catalogo con testi di Giulio Ciavoliello, Massimiliano Forza, Paolo Magris, Francesca Tavarado, Pietro Valle e Roberto Vidali.

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