17:25 - domenica 12 febbraio 2012

L’ultimo di 12 volumi dedicati agli artefici e agli avvenimenti della Resistenza italiana nella Venezia Giulia, presentato ieri nel Salotto azzurro del Comune di Trieste

libro resistenza30 aprile e 1 maggio 1945 a Trieste: mentre Radio Londra annunciava che la città era in mano ai titini, in realtà 3.000 ragazzi del CVL (Corpo Volontari della Libertà), rappresentanti la resistenza repubblicana e cattolica, occupavano Trieste agli ordini del colonnello Fonda Savio e del presidente del CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) don Marzari. E l’armata yugoslava arrivò in realtà solo la mattina del 1° maggio. “Ma” afferma Fabio Forti, presidente dell’AVL (Associazione Volontari della Libertà), allora diciassettenne, oggi uno dei pochi testimoni sopravissuti “i documenti che ci riguardano sono stati finora ‘dimenticati’, perché all’epoca ci era stato raccomandato di non far apparire, per ragioni superiori, nessuna testimonianza, di non reagire in nessun modo contro gli yugoslavi, classificati come alleati, di salvarci come potevano e di sparire”. La nostra speranza era stata che gli alleati arrivassero prima degli Yugoslavi, ma la II divisione neozelandese dell’VIII armata britannica giunse soltanto nel primo pomeriggio del 2 maggio”.
Principalmente per far luce su questi fatti (e su altri connessi) l’AVL ha pubblicato in questi giorni l’ultimo di 12 volumi dedicati agli artefici e agli avvenimenti della Resistenza italiana nella Venezia Giulia, presentato ieri, 6 luglio, nel Salotto azzurro del Comune di Trieste. A fare gli onori di casa, il presidente del Consiglio Comunale Sergio Pacor: “Questo libro è un’antologia di scritti e documenti di grande rilievo” ha affermato “dice quello che tutti sapevano, ma che molti non volevano dire: la truffa degli yugoslavi nei confronti degli ideali della resistenza, in quanto si servirono dei nobili ideali dell’antifascismo e dell’antinazismo per tentare un colpo di mano e annettere Trieste alla Yugoslavia, eliminando anche fisicamente centinaia di membri del CLN di parte italiana, che ritenevano i più pericolosi, perché non compromessi col passato regime. La riscoperta dell’Archivio del CVL ha consentito di ottenere una conferma di prima mano della trappola architettata dai titini, che si sono preoccupati quasi prima di disarmare i patrioti del CLN che gli stessi nazisti. La demonizzazione e l’oscuramento dei partigiani italiani che occuparono Trieste il 30 aprile, alterando nella relazione Babic la storia” ha concluso Pacor “è ulteriore conferma di questo perverso disegno, impedito solo dalla lungimiranza di Churchill e dal decisionismo di Truman”. “La Resistenza patriottica a Trieste 1943-1945” (pgg.383, € 30, Editrice Goriziana), curato da Lino Felician, Fabio Forti, Vittorio Leschi e Stelio Spadar,o con un interessante e approfondito saggio di Marina Cattaruzza, viene presentato oggi alle 18.00 alla Libreria Minerva.
Marianna Accerboni

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