17:15 - domenica 12 febbraio 2012

RESTAURO E COLLOCAZIONE DI NOVE LAPIDI PROVENIENTI DAI CASTELLI TRIESTINI NEL CASTELLO DI SAN GIUSTO GRAZIE AL FINANZIAMENTO DEL ROTARY CLUB TRIESTE

stemma comune
PRESENTAZIONE 2 aprile 2009, ore 12.00 – Castello di San Giusto, piazza della Cattedrale, 3

Su iniziativa del Comune di Trieste-Assessorato alla Cultura-Direzione Area Cultura-Civici Musei di Storia ed Arte nelle persone del Sindaco Roberto Dipiazza, dell’Assessore alla Cultura Massimo Greco e del Direttore dell’Area Cultura e Civici Musei di Storia ed Arte Adriano Dugulin, giovedì 2 aprile 2009 alle ore 12.00, presso il Castello di San Giusto a Trieste in piazza della Cattedrale 3, avrà luogo la presentazione del restauro e della definitiva collocazione di nove lapidi, provenienti dai castelli di Trieste e datate tra il Cinquecento e l’Ottocento, conservate nel Castello di San Giusto.
Le lapidi, che vengono per la prima volta esposte al pubblico, sono state restaurate dal Laboratorio Restauri d’Arte e collocate dalla Cooperativa “Arianna” con il contributo del Rotary Club Trieste nell’anno sociale 2008-2009 (presidente: dott. Giorgio Cossutti), grazie all’interessamento dell’arch. Gino Pavan, socio del Rotary Club Trieste. La scelta delle lapidi da esporre è di Marzia Vidulli Torlo e Michela Messina (conservatori dei Civici Musei di Storia ed Arte), il coordinamento del restauro e la cura scientifica dell’esposizione sono di Michela Messina.

rotary_logoLapidi dai Castelli triestini tra il Cinquecento e l’Ottocento
Le lapidi restaurate grazie al contributo del Rotary Club Trieste, ed esposte per la prima volta al pubblico nel Castello di San Giusto, provengono dai castelli di Trieste: sette di esse dal Castello di San Giusto e concernono i capitani imperiali austriaci che vi dimorarono; due dal distrutto forte del colle di San Vito, noto come Sanza.
La lapide più antica, datata 1591, e relativa al personaggio forse più illustre, commemora Vito di Dorimbergo (Gorizia 1529-Roma 1591), capitano imperiale di Trieste dal 1576 al 1590. Figlio del luogotenente della Contea di Gorizia, egli ebbe un lungo cursus honorum nell’amministrazione imperiale austriaca, a partire dal 1551 quando, venne designato vicecapitano della Contea di Gorizia, e consigliere regio da parte di Ferdinando d’Asburgo. Due anni dopo, nel 1553, il capitano di Gorizia Francesco della Torre lo nominò luogotenente della Contea di Gorizia: ricoprì questa carica per quasi 15 anni, avendo la responsabilità di tutto il governo della provincia. Nel 1563 Ferdinando I lo creò eques auratus del Sacro Romano Impero e nel 1564 ottenne la carica di consigliere aulico. Verso la fine del 1566 Massimiliano II lo nominò ambasciatore a Venezia, carica di grande prestigio e responsabilità.
Nel 1576 l’Arciduca Carlo, al governo dell’Austria Interna, lo nominò Capitano di Trieste: qui si trattenne solo sporadicamente, lasciando che governasse la città in sua vece il nipote Gaspare, in qualità di luogotenente. Nel 1589 (al culmine della sua carriera diplomatica) si trasferì a Roma, per assumere l’incarico di ambasciatore di Rodolfo II presso il pontefice. Morì nella notte tra il 4 e 5 aprile 1591.
Gorizia conserve diverse tracce edilizie lasciate da questo personaggio: la casa che egli si fece costruire a partire dal 1563, e che è l’attuale sede dei Musei Provinciali di Borgo Castello, e la chiesa dei Santi Giovanni e Vito, consacrata nell’estate 1589.
I suoi interventi nel Castello di San Giusto consistono nel completamento del Bastione Rotondo sotto la direzione di Giuseppe Vintana tra il 1578 e il 1590 e nella creazione nel 1590 dell’attuale ingresso, secondo il progetto di Giovanni Battista Vintana (fratello del precedente), soprintendente alle fortificazioni di Trieste e Gorizia.
Originariamente la lapide si trovava murata sul muro di fondo del vestibolo (sulla parete davanti a cui oggi si ergono le statue di Michez e Jachez).
Sempre ascrivibile all’ultimo decennio del Cinquecento è lo stemma con cimiero di Giorgio de Nogarola (Trieste 1541-1609), capitano imperiale di Trieste dal 1590 al 1609, successore di Vito di Dorimbergo. Di famiglia veronese, era figlio del capitano imperiale Leonardo conte Nogarola (in carica dal 1540 al 1546, anno della sua morte). Durante il suo Capitanato, tra il 1590 e il 1595 Giovanni Battista Vintana, soprintendente alle fortificazioni di Trieste e Gorizia, innalzò e fortificò la cortina muraria del Castello di San Giusto nel lato prospiciente l’attuale viale della Rimembranza. Nel 1597 restaurò la Casa del Capitano e tra lo stesso anno e il 1604-1606 ne ripristinò la cappella di San Giorgio all’originale funzione, consacrando un nuovo altare a San Giorgio, suo santo protettore nonché originario dedicatario della cappella stessa.
Prima dei restauri degli anni ’30 del Novecento questo stemma con cimiero si trovava al centro del muro di fondo del vestibolo, e sormontava l’iscrizione dedicatoria che oggi è murata sulla controfacciata del vestibolo, accanto all’ingresso.
Quattro lapidi sono ascrivibili con certezza al XVII secolo. La più antica commemora Benvenuto Petazzi (Trieste 1593-1643), capitano imperiale di Trieste dal 1631 al 1636. Di nobile famiglia triestina, fu ammesso al Maggior Consiglio della città nel 1613, e fu anche insignito del titolo di ciambellano imperiale e consigliere dell’imperatore Ferdinando II. Nel 1622 acquistò il castello di San Servolo – dove aveva sconfitto i Veneziani nel 1615 – e nel 1632 l’imperatore lo innalzò al rango di conte di San Servolo, Castelnuovo e libero barone di Schwarzenegg.
Durante il suo capitanato venne portata a compimento la costruzione del Castello con il completamento del bastione Fiorito o Pomis, dalla forma triangolare a freccia rivolta verso Montuzza, sulla cui punta, però, compare lo stemma del successore di Benvenuto Petazzi, Giorgio Barbo, in carica solamente dal 1636 al 1637.
Anche l’iscrizione di Benvenuto Petazzi, prima dei restauri degli anni ’30 del Novecento, si trovava murata nel muro di fondo del vestibolo, ed era affiancata dallo stemma della famiglia che ancora si trova sulla stessa parete, sebbene non nella posizione originaria.
Segue la lapide, datata 1646, di Giovanni Giorgio de Herberstein, capitano imperiale di Trieste dal 1637 al 1652, già castellano del Vipacco. Si deve agli anni del suo capitanato il progetto dell’ingegnere imperiale Giovanni Pieroni che nel 1639 immaginò l’ampliamento delle cortine murarie del Castello fino a trasformarlo in una vera e propria cittadella quadrangolare con bastioni a punta ai quattro vertici, inglobando tutta la sommità del colle di San Giusto, compresa l’area della Cattedrale, di cui era prevista la demolizione.
Nicolò Petazzi (1619-1664), capitano imperiale di Trieste dal 1659 al 1664, libero barone di Schwarzeneck e conte di San Servolo e Castelnuovo, e dedicatario di una lapide di cui purtroppo è andata perduta la data, era il terzogenito del capitano imperiale Benvenuto Petazzi. Ciambellano imperiale e consigliere della Camera Aulica, nel 1664 lasciò il ruolo di capitano di Trieste perché promosso al capitanato di Gorizia. Purtroppo la morte improvvisa lo colse il 26 dicembre 1664: venne sepolto nella chiesa di Santa Maria Maggiore a Trieste, ai piedi dell’altare di San Francesco Saverio, che aveva fatto erigere nel braccio destro della crociera di concerto con la moglie, la baronessa Beatrice di Dorimbergo (1626 ?-1691), discendente di Vito di Dorimbergo.
Sotto il suo capitanato, nel 1660 l’ingegnere militare e cartografo Martin Stier riprese i progetti di Pieroni per l’ampliamento del Castello di San Giusto, fino ad ipotizzarne uno sviluppo pentagonale.
Poche sono le notizie relative a Carlo conte della Torre Popaite Valsassina e Villalta: la lapide con l’iscrizione che lo concerne può essere messa in connessione con lo stemma della famiglia della Torre Popaite Valsassina e Villalta murata nel tratto di camminamento di ronda allo scoperto che domina il bastione Lalio. Di nobile famiglia friulana, capitano imperiale di Trieste dal 1666 al 1667, durante il suo capitanato le magistrature del Comune di Trieste poterono realizzare l’apertura e la regolazione di via della Cattedrale, con la creazione del passaggio a partire dalla chiesa di San Silvestro, come recita la lapide datata 1667 incastonata nel muro di una casa nel primo tratto della salita.
Queste ultime tre lapidi pervennero nel Civico Museo di Storia ed Arte durante i lavori al Castello nel giugno 1936, e vi sono rimaste in deposito fino a questo restauro. Purtroppo per nessuna di esse siamo a conoscenza dell’originaria collocazione nel Castello.
Un’ultima iscrizione commemora Vito Strassoldo, capitano imperiale di Trieste dal 1698 al 1707: sebbene non sia acclarata con certezza la sua provenienza dal Castello (nel 1879 si trovava già nel Civico Orto Lapidario), la sua pertinenza ad un Capitano imperiale giustifica la sua collocazione nella fortezza in cui visse per un decennio.
Provengono invece dal forte eretto a partire dal Seicento sul colle di San Vito, generalmente conosciuto come “Sanza” – da Schanze, “fortino” – le due lapidi più recenti.
La più antica delle due iscrizioni commemora un episodio avvenuto nel 1813, durante la guerra che pose fine all’occupazione francese di Trieste: nella notte tra l’8 e il 9 ottobre 1813 un reparto di soldati guidato dal tenente Samuel Chiollich von Loewensberg tentò un’incursione nella Sanza occupata dai Francesi, che reagirono. Chiollich rimase ucciso e, come si evince dal testo della lapide – onoranza resa dai commilitoni al coraggio del caduto compagno –, venne sepolto lì dove combatté e cadde da valoroso.
Come si rileva dalle due righe supplementari aggiunte all’epigrafe, la lapide fu trasportata nel 1888 nel Castello di San Giusto in occasione della demolizione della Sanza.
La seconda lapide, recante il nome dell’imperatore Francesco I e la data 1833, venne murata in occasione del suo ultimo potenziamento del forte, quando sul bastione di nord-est, prospiciente il Castello, venne portata a compimento una lunga e bassa torre tronco-conica di pietra arenaria, coperta da un tetto di coppi, che si apriva all’esterno con larghe feritoie cannoniere quadrate, quasi al livello del terreno.

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