La Provincia di Trieste, d’intesa con i Comuni Capofila di ambito di Trieste, Muggia, Duino Aurisina e l’Azienda per i Servizi Sanitari n.1 Triestina, ha avviato un progetto triennale denominato “Cambia la tua idea del possibile: abitare in autonomia”, con il quale ha iniziato la sperimentazione centrata sull’autonomia abitativa di giovani persone disabili con handicap cognitivo/ fisico medio – grave. L’iniziativa è stata presentata oggi nella sede URP dell’amministrazione provinciale alla presenza, tra gli altri, di Marina Guglielmi, assessore provinciale alle politiche sociali, Carlo Grilli, assessore comunale alla promozione e protezione sociale, Giorgio Kosic assessore alle politiche sociali del Comune di Muggia e Maria Grazia Cogliati per l’Azienda sanitaria n.1 Triestina. “Si tratta di un percorso sperimentale che si rivolge a coloro che hanno problemi di disabilità – ha detto Marina Guglielmi – e condiviso da soggetti pubblici e privati interessati, coinvolti in un lavoro in rete per diffonderlo ed espanderlo uniformemente sul territorio”. “Lavorare in rete con gli altri enti – ha affermato Carlo Grilli – è un presupposto fondamentale per calibrare gli interventi, indirizzare le risorse e stabilire le modalità corrette a garantire il successo di questa iniziativa che ha anche il merito di diffondere nuovi approcci culturali e tecnologici all’autonomia abitativa possibile”.
Il progetto sperimentale si orienta verso ipotesi di soluzioni residenziali diversificate più vicine alle aspettative di vita indipendente ed alla partecipazione diretta di ciascuna delle persone disabili interessate che vogliono promuovere se stesse cogliendo una opportunità straordinaria con metodologie innovative. I sei soggetti individuati infatti, vogliono andare a vivere da soli, o tutelare la loro scelta di vita indipendente, ma per concretizzare questo obiettivo si trovano di fronte ad ostacoli di carattere oggettivo e soggettivo.
Attraverso modalità concordate con i partner del gruppo di regia del progetto, il percorso individuato prevede di realizzare programmi personalizzati di supporto e accompagnamento agli stessi. L’obiettivo è mettere in atto un approccio che si differenzi dall’assistenzialismo, che renda protagoniste le persone direttamente interessate, attivando primi interventi atti a sviluppare soluzioni abitative che cerchino di superare e prevenire situazioni di rischio, di graduale isolamento ed emarginazione presso la famiglia d’origine e/o il domicilio privato. I risultati attesi si articolano sull’impatto della singola persona che da oggetto di assistenza (sia che lavori, che sia in borsa lavoro, che stia frequentando un periodo formativo, etc…) si propone e si sperimenta come soggetto attivo di un processo di cambiamento, in prospettiva anche a nome di persone che si trovano in situazioni analoghe.
Il progetto intende produrre un modello di domiciliarità intesa in senso ampio, valorizzando risorse personali, familiari, amicali, dei servizi pubblici e dei servizi del privato e del mercato. Si ritiene ad esempio che sia consolidabile come buona pratica l’elaborazione di un modello di progettazione per un’abitazione possibile basato sulla consulenza mirata di professionisti oltre che in ambito sociale-sanitario, in ambito giuridico, tecnologico, edile/immobiliare.